“Intercettazione e segreto professionale”, il caso di Giulia Martorana

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Giornalista pubblicista è rinviata a giudizio, assieme al collega Josè Trovato, si è battuta con caparbietà nelle aule di giustizia affinché fossero tutelate le fonti anche dei giornalisti non professionisti

“Intercettazione e segreto professionale”: il delicatissimo argomento sarò affrontato nel salone degli Specchi di Palazzo dei Leoni a Messina, giorno 7 dicembre alle ore 16. Ne discuteranno  Fabio D’Anna, procuratore capo di Ragusa, l’avvocato Adriana La Manna, presidente della camera penale "Pisani – Amendolia” del Tribunale di Messina e la giornalista ennese Giulia Martorana.

Il dibattito rientra nel programma di approfondimento del Corso di alta formazione “Il lavoro giornalistico tra diritti e doveri, responsabilità e tutele”, organizzato dall’Ordine degli avvocati di Messina e Agi (avvocati giuslavoristi italiani), in collaborazione con l’Ordine dei giornalisti di Messina.

Avvocati, giornalisti ed inquirenti incardinano tre diritti fondamentali: giustizia, difesa legale e libertà di espressione. Nel rispetto ognuno delle proprie funzioni, magistrati, avvocati e giornalisti tendono ad assicurare una maggiore osservanza delle garanzie giuridiche durante lo svolgimento delle indagini, per la tutela del diritto di difesa e della libertà di ogni individuo. Il segreto professionale, con la tutela delle fonti d’informazione, è la sintesi della fiducia che ci deve essere in ogni fase del processo.

La storia di Giulia Martorana sarà il trait d’union tra l’avvocato Adriana Manna e il procuratore D’Anna. La giornalista pubblicista, collaboratrice del settimanale 109 ed oggi nella redazione del quotidiano la Sicilia, rinviata a giudizio, assieme al collega Josè Trovato, si è battuta con caparbietà nelle aule di giustizia affinché fossero tutelate le fonti anche dei giornalisti non professionisti. Rinviati a giudizio per favoreggiamento personale nei confronti di ignoti e pubblicazione di atto coperto dal segreto istruttorio, nonostante una lunga indagine e due interrogatori, i giornalisti si rifiutarono di rivelare l’identità della fonte confidenziale. Per l’accusa dunque avrebbero intralciato le indagini. Gli inquirenti sostennero che non fossero autorizzati ad avvalersi del segreto professionale in quanto giornalisti pubblicisti.

Giulia Martorana e Josè Trovato furono assolti nel 2016 dai giudici della prima sezione penale, confermando la sentenza che era stata emessa dal Tribunale di Enna in primo grado poi impugnata dalla Procura di Caltanissetta. Una sentenza di assoluzione importante: le fonti di informazione vanno tutelate tutte.

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